Le fave

alessia aloe

fave

Questo mese non potevo non scegliere un altro degli ingredienti che a casa mia, a primavera,  è sempre arrivato in quantità industriali! Buone da mangiare crude, cotte con e senza buccia, ultimamente, durante il corso di cucina che ho frequentato, lo chef Antonio Abbruzzino mi ha svelato che anche i baccelli, che ho sempre cestinato, sono ottimi da mangiare…detto fatto, di ritorno a casa con delle fave giovani e fresche ho voluto subito gustare le bucce ripassate in padella che sono davvero squisite! Quando si mangiano crude, una tira l’altra e tradizione vuole che le si accompagnino con del pecorino fresco, un po’ di pane appena sfornato, un bel bicchiere di vino ed ovviamente tanta allegria! Cotte invece hanno un particolare feeling con i cipollotti, code comprese, e qui ci si può sbizzarrire. Nel mio viaggetto a Matera, bellissimo posto da visitare almeno una volta ( io in quest’anno sono già alla seconda), ho poi fatto una bella scorpacciata di crema di fave con nido di cicoria al centro e pane tostato di Altamura, anche questa riproposta nella mia cucina!!

Nonostante tutte queste doti culinarie, le fave spesso vengono snobbate e non godono di molta fama! Ma a loro favore sono qui a spezzare qualche lancia. Innanzitutto sappiate che sono un ottimo alleato per tenere a bada il colesterolo, il livello di zuccheri nel sangue e l’ago della bilancia in generale perché sono ricche di fibre. Sono poi una buona fonte di sali minerali tra cui il fosforo ( 93 mg in 100 g di fave crude), il calcio ( 22 mg) ed il ferro ( 1,7 mg), nonchè di vitamine, tra cui la C ( 33 mg). Sono ricche inoltre di acido folico che è indispensabile per le funzioni del nostro sistema nervoso e per quest’ultimo sono anche fonte di Levodopa in relazione alla quale, alcuni studi scientifici hanno evidenziato che il consumo di semi di fava può aiutare a controllare i sintomi del morbo di Parkinson.

Tutte queste doti, purtroppo, non valgono per coloro i quali sono affetti da un difetto enzimatico ( la glucosio-6-fosfato-deidrogenasi) che prende il nome da questo ortaggio, il favismo. E ciò perché, quando il soggetto carente ingerisce le fave ( o altri alimenti quali i piselli), si scatena improvvisamente, dopo 12-48 ore, la comparsa di anemia con ittero.

Con le dovute eccezioni quindi, portate a casa un po’ di questo verde per iniziare la vostra primavera!

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